Filotea raccontata dai bambini

Nell’ultimo mese abbiamo ospitato le classi delle scuole elementari di Ancona per la visita del nostro stabilimento produttivo. È stata un’esperienza emozionante e gratificante. Passare un paio d’ore in compagnia di bambini di età compresa fra gli 8 ed i 10 anni ti permette di vedere le cose dal loro punto di vista. Domande e curiosità sono, infatti, quasi sempre rivolte ad aspetti distanti da quelli che quotidianamente affrontiamo nel nostro lavoro. Certo, non è facile riuscire a catturarne l’attenzione, ma leggendo i loro temi sembra proprio che qualcosa nella loro fantasia sia scattato.

Visita scuola elementare

Oggi con la classe e la 5A siamo andati con il pulmino al pastificio Filotea a vedere come si fa la pasta.
All’inizio, quando siamo entrati, è venuto Michele De Martiis ad accoglierci e ci ha fatto una domanda: ci ha chiesto qual è la differenza tra la pasta all’uovo e la pasta di semola e la differenza è che la pasta all’uovo è più gialla.
Poi ci ha raccontato la storia: è successo che c’era un uomo di nome Pietro che era in una fiera a Londra e un espositore gli ha detto che vicino a casa sua facevano la pasta più buona del mondo. Pietro ritornò in Italia e vide degli uomini vicino a casa sua che facevano la pasta e si unì con loro e diedero un nome al pastificio Filotea, perché dopo molti giorni che pensavano un nome un raggio di luce illuminò un libro intitolato Filotea.
Dopo ci ha mostrato molti tipi di pasta e alcuni non li conoscevo, come la pasta alle castagne e al tartufo.
Poi siamo usciti ed entrati in una stanza da dove entravano le materie prime e c’era un odore molto buono di pasta e poi siamo entrati in una stanza dove c’erano sacchi di semola e siamo entrati in un posto zeppo di macchinari e sembrava di stare in una fabbrica e ci ha mostrato una macchina da dove usciva l’impasto, poi siamo andati a vedere gli essiccatoi e come si inscatolavano e infine nel magazzino e siamo ritornati a scuola.

Temi scuole elementari

Oggi io e la mia classe abbiamo visto il pastificio Filotea.
Un ragazzo di nome Michele ci ha spiegato come si lavorava la pasta artigianale. Ci sono tanti tipi di pasta all’uovo: pasta al peperoncino, al pomodoro, agli spinaci. Michele ci ha fatto vedere i macchinari con cui lavoravano la pasta e poi ci ha raccontato la storia della fondazione di Filotea.
I fondatori sono Francesco e Pietro. Praticamente è successo questo: Pietro incontrò a una fiera di Londra un signore che gli disse:
Perché non vai a Sant’Elpidio, nelle Marche? Fanno la pasta più buona del mondo.
E Pietro ci andò. Pietro disse che voleva dare un bel nome alla sua fabbrica. Il giorno dopo, alle tre di notte, Francesco si svegliò e pensò, pensò, pensò, andò in giro per tutta la casa e vide il libro che stava leggendo. In quel momento il libro fu illuminato dalla luna: c’era scritto Filotea e Francesco chiamò Pietro per dirgli che aveva il nome per la fabbrica, così decisero di chiamarla Filotea.

Ingresso allo stabilimento produttivo Filotea

Oggi siamo andati al pastificio Filotea che ha preso il nome Filotea perché era il titolo di un libro che un raggio di luna illuminò. I fondatori sono Francesco Severoni e Pietro Giugliarelli che vollero fare la pasta all’uovo più buona del mondo e decisero di aggiungere anche spinaci, pomodoro, peperoncino, castagne e al cacao.
Ah! Il nome Filotea significa “amico di Dio”.
Poi siamo entrati nella fabbrica: c’era una macchina che formava la pasta e la stendeva, in un’altra macchina la pasta si tagliava. Poi ci hanno fatto assaggiare la pasta e la farina. Dopo c’era una ragazza che, con un coltello, prendeva la pasta e la metteva su un foglio di carta e li pesava e un altro ragazzo che la impacchettava e dopo la metteva in una specie di carrello e li riscaldavano.

I contenitori vengono fatti da una macchina, poi vengono impacchettati e messi dentro agli scatoloni. C’era anche un altro posto, tipo una cantina, dove ci sono tutti gli ingredienti di riserva.

Questi sono solo alcuni dei temi che i bambini hanno deciso di regalarci. E voi, quando verrete a trovarci? Oppure, se siete già venuti, come raccontereste Filotea?

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