Fare la pasta in Italia: una tragicommedia da avanspettacolo?

Fra le gioie ed i dolori della vita degli imprenditori sono tante le occasioni in cui ci si trova a vivere delle situazioni fra il demenziale ed il drammatico.
Non riesci ad immaginare quali possano essere? Eccotene un esempio.

Soldi, banche, impresa

«Guardi, per quel finanziamento è necessaria la sua firma di garanzia e quella di sua moglie. A proposito: non è per caso che anche suo padre potrebbe firmare? Mi sembra che abbia anche un immobile, giusto? Zii, cugini, parenti? Del resto Lei capisce, se non ci crede neanche Lei nella Sua azienda perché dovrebbe crederci la Banca

Questa tragicomica scenetta si ripete ogni giorno in migliaia di filiali bancarie italiane davanti a poveri imprenditori i quali, non avendo scelta, si lasciano convincere che la recita dell’impiegato dietro alla scrivania costituisce un ragionamento lineare e senza difetti. Invece è una ragionamento perverso, errato e completamente fuorviante!

Se ho speso i soldi per costituire una Srl (se non sono cambiate le cose nelle ultime ore, dovrebbe essere ancora legittimo e consentito dalla legge), pago il commercialista il doppio per la gestione della stessa, pago l’Ires, la tassa di concessione governativa, redigo un Bilancio UE pubblico, verso imposte di bollo e diritti camerali, lo faccio per avere “una Società a Responsabilità Limitata”.

Filotea, stabilimento Ancona

La responsabilità limitata non è una strana scappatoia creata dal nostro Paese per i soliti “furbetti”, ma uno strumento previsto dalla legge e pagato dal fruitore per limitare la responsabilità al patrimonio aziendale. E non ha alcuna rilevanza ragionare sul credere o meno in un progetto imprenditoriale. Gli illustri impiegati o direttori di banca sono pregati di venire a vedere quanto tempo passiamo in azienda sottraendolo alle famiglie noi imprenditori. Notti insonni per finire una commessa, “sangue” che versiamo per far funzionare la loro creatura. I soldi che non prendono dalle casse aziendali per non pregiudicarla e quelli che ci buttano quando è necessario (ricordate in bilancio la voce “finanziamenti soci”?). Altro che non crederci! La maggioranza degli imprenditori investe tutta la propria vita nell’azienda.

Piuttosto, la Banca farebbe bene a sviluppare meglio la propria capacità di valutazione ed imparare a fare affidamento sulla società e tutti i suoi componenti, invece di voler “vincere facile” assumendo garanzie spropositate rispetto all’importo erogato.

Sto’ sbagliando qualcosa? Secondo te, c’è qualche elemento errato nel mio ragionamento? Mi piacerebbe davvero sapere cosa ne pensi.

3 Comments

  1. ROCCO

    Alcuni impiegati di banca hanno paura di sbagliare nella valutazione della capacità di credito, devono comprendere la capacità competitiva dell’impresa che hanno davanti, acquisendo in collaborazione con il cliente, le informazioni sulla situazione attuale, le previsioni di sviluppo del mercato in cui l’azienda opera, sui prodotti e servizi realizzati e sul posizionamento del mercato , tenuto conto delle caratteristiche del settore e della dinamica della concorrenza. Se non sono in grado di valutare tutto ciò, preferiscono negare il credito al cliente.

    1. Michele De Martiis

      Hai ragione Rocco. Magari a volte fanno anche bene. O, forse, potrebbero chiedere aiuto a colleghi od allo stesso imprenditore. Aiutando un intero sistema che si trova sempre più in difficoltà.

      Quando sei dalle nostre parti vienici a trovare, ti aspettiamo!

    2. Pietro

      Nessuna valutazione purtroppo, solo e unicamente inserimento dati di bilancio su software e null’altro.
      Ecco spiegato il motivo degli insoluti che subiscono le banche. Nessuna valutazione degli ‘intagibles’ che oggi pesano l’80% della valutazione aziendale. Ma che lo dico a fare…..

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